A maggio è iniziato Liberi Dentro presso la Casa di Reclusione di Oristano: vi rendiamo partecipi attraverso i “Quaderni da dentro“.

Una rubrica curata da Giulio Barrocu, volontario in questo percorso, e dalle sue compagne di viaggio: Arianna Fodde, Valeria Pompili, Serena Porciani. Il nome prende spunto dai Quaderni del carcere di Antonio Gramsci, anche lui sardo, scritti durante la sua prigionia.

Il percorso si colloca in un progetto più ampio, realizzato in collaborazione con la Fondazione Sardegna, a beneficio dei suoi destinatari diretti (le persone detenute), indiretti (il personale del carcere, civile e di polizia, i familiari) e della comunità intera.

Ecco la prima condivisione.

“La strada che da Massama porta al mare, è un luogo di aperta campagna, uno spazio sterminato di grano, di quel giallo che contrasta il cielo azzurro della Sardegna. 

Lungo la strada un cartello bianco sbiadito indica un posto dove la vita rimane sospesa. 

CASA CIRCONDARIALE. 

Appena svolti a sinistra, comprendi che oltre alla vita, anche il paesaggio naturale della campagna viene spezzato dal grigio massiccio del blocco del carcere. 

L’arsura dell’estate si inizia a sentire. Scendo dalla macchina e vado verso l’unica ombra disponibile sul piazzale. La fermata del bus, anche quella di ferro e aria come tutti i cancelli che tra qualche minuto dovremo varcare. Arianna, Valeria e Serena arrivano da Olbia, io da Cagliari, quella fermata da quattro mercoledì è diventata un rituale dove incontrarci. Eccole. Saluti e baci, quaderni e penne. Si entra.

I controlli per l’ingresso sono diventati anch’essi un rituale. Primo blocco, documenti, pass, lasciare tutto nell’armadietto. Secondo Blocco. Ci aspetta Daniela, una delle educatrici, il nostro riferimento, la nostra guida. Con lei possiamo spostarci “liberamente” in quel luogo di costrizione. Da qui proseguiamo dentro la pancia della struttura. Porta di ferro. Cortile. Occhi accecati. Caldo. Terzo blocco. Nomi e Cognomi. Corridoio. Chiesa a destra, teatro a sinistra. Entriamo.

Adesso siamo dentro anche noi

Dietro di noi c’è sempre un agente. Ci dovrà osservare per le ore che staremo lì. Questo è il suo compito. Io a volte mi sono sentito imbarazzato dai suoi occhi, in qualche modo mi sentivo “sotto sorveglianza”. Ogni tanto mi veniva da voltarmi per non dargli le spalle. 

Siamo arrivati alla terza lezione. Ormai il gruppo è stabile. I loro volti li conosco, i loro occhi parlano. Potrebbero avere la mia età, potrebbero essere persone che avrei potuto conoscere in altri luoghi, ma è in questo teatro, dentro un carcere, che ci siamo incontrati. Il teatro, un luogo che io amo, questa volta mostra tutti i suoi limiti, esiste un contraltare mentale tra chi è in piedi e parla e chi è seduto e ascolta, questo limite diventa anche una barriera energetica.

Quando arrivano, la stretta di mano spezza quella barriera tra palco e platea.  

 – Avete respirato? – esordisce Serena.

Sì, sennò non saremmo qui – gli fa eco Fabio (nome fittizio). Risata collettiva.

Possiamo iniziare. Sempre Fabio, va più in profondità nelle condivisioni. Racconta che quando era fuori aveva tutto ma non si sentiva felice. Qui si sta abituando a quello che ha, a sopravvivere, ma ha paura, per quando arriverà il momento di tornare fuori.

Rashid ( nome fittizio) è musulmano, dice che questa cosa di respirare assomiglia alla sua preghiera che fa cinque volte al giorno. – Ringrazio Dio e lascio andare tutto quello che c’è qui – . 

Massimo (nome fittizio) dice che la libertà lui la sente dentro, che gli possono aver arrestato la carne, mentre si pizzica la pancia, ma la sua anima è libera. E si tocca il cuore. 

Oggi Valeria e Serena parlano di emozioni, di punti di vista, di guardare alle situazioni da diverse prospettive, come fanno gli astronauti, per liberarci dagli schemi e preconcetti mentali. Parlano delle interconnessioni tra la mente e il cuore, di come possiamo liberare la mente con il respiro e portare tutto al cuore.

Spiegano come ci possiamo nutrire di emozioni sane, come una dieta emozionale equilibrata possa portare un cambiamento neuronale al nostro cervello.

Poi arriva il momento della pratica esperienziale. Sono tutti pronti, occhi chiusi, schiena eretta, mani sulle ginocchia. 

Valeria guida un protocollo di disidentificazione, per andare oltre l’illusione della personalità e percepire come al di là di definizioni ed etichette siamo tutti esseri umani e siamo tutti vita. 

Serena, poi, guida una pratica sulle emozioni attraverso il respiro e il cuore. 

Riapriamo gli occhi. Ci diamo il tempo di lasciar sedimentare, poi partono le condivisioni.

Il mio cuore respira con i loro cuori, tutto è interconnesso, dentro come fuori possiamo solo fare esperienza ed educarci ad una vita consapevole.”

Un grazie speciale alla Fondazione di Sardegna, che finanzia questo percorso di educazione alla consapevolezza, responsabilità e libertà.

8 Comments

  • Federica Pinna
    Posted Giugno 6, 2025 5:30 am 0Likes

    Grazie di cuore Giulio, mi sono commossa.

  • Gianna Eufrate
    Posted Giugno 6, 2025 6:51 am 0Likes

    Grazie per averci portato dentro!

    • admin
      Posted Giugno 6, 2025 6:58 am 0Likes

      Felici di farlo, grazie a te Gianna per l’interesse!

  • Tiziana Prina
    Posted Giugno 6, 2025 7:43 am 0Likes

    Grazie a tutti voi per questi raggi di sole che portate dentro a questo luogo grigio e al cuore delle persone che lo abitano. Grazie Giulio per la tua condivisione che ci fa sentire lì con voi.

  • Nico
    Posted Giugno 6, 2025 3:33 pm 0Likes

    Grazie per questo racconto, ti ho seguito passo dopo passo, dal “primo blocco” all’ultimo respiro… nel cuore

    • admin
      Posted Giugno 6, 2025 3:56 pm 0Likes

      Grazie Nico, ti diamo appuntamento per i prossimi quaderni allora 🙂

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