Il 18 e 19 giugno, a Catanzaro, un convegno molto innovativo ha unito il mondo delle neuroscienze e quello della giustizia su un tema fortemente attuale e di emergenza sociale.

Le prigioni della mente” è il titolo evocativo di questo evento ideato e realizzato dal Garante Regionale dei diritti delle persone detenute, l’avv. Luca Muglia.

Focus principale: criticità esistenti e percorsi innovativi in ambito penitenziario.

Cliccando qui è possibile vedere la registrazione completa.

L’emergenza carceri è un tema più attuale che mai, con rivolti sociali e umani. Il numero delle persone recluse che si sono tolte la vita da inizio anno è inacettabile e fa orrore: 44.

Così come è sconfortante il dato della recidiva in Italia: 70 persone su 100, al termine di una pena meramente detenutiva, torna a delinquere.

Chiari segnali di fallimento di un sistema.

Questo convegno ha posto due domande e fornito risposte concrete grazie a un ricco panel di relatori.

1) Quali sono gli effetti dell’isolamento e della reclusione sul cervello umano?

Umberto Sabatini, Professore di Neuroradiologia dell’Università Magna Grecia di Catanzaro, ha sottolineato come la Natura ci abbia donato meccanismi di ripristino di equilibrio e salute, che la reclusione ostacola. Già dopo 3 mesi sono evidenti effetti negativi sulla plasticità del cervello.

Antonio Cerasa, Neuroscienziato, Responsabile comunicazione di IRIB CNR di Messina, ha mostrato come umiliazione e dolore non apportino alcun migliramento alle persone. Come conseguenza, non sono funzionali ad estinguere i comportamenti devianti. Mentre lo sarebbero azioni di empowerment cognitivo. Ha inoltre evidenziato come i traumi si ripercuotano anche sulla progenie.

Federica Coppola, Professore di diritto penale comparato alla IE University di Madrid, ha sviscerato le varie forme di esclusione, fisica, morale, epistemica e i conseguenti danni. Al contrario, i dati dimostrano che un ambiente positivo favorisce il cambiamento. Parimenti, anche il sovraffollamento, altra caratteristica delle carceri, aumenta il rischio di patologie.

2) Quali percorsi possono migliorare le persone che hanno commesso reati?

Cristina Franchini, la nostra responsabile Area Giustizia, ha condiviso i progetti Liberi Dentro e La Stanza della Meditazione, quali percorsi che si prendono cura della persona in tutti i suoi aspetti. A partire dalle evidenze scientifiche sulla meditazione e sulla biologia dei valori, alla base di questi progetti.

Benedetta Genisio, di CCO, Crisi come Opportunità, ha mostrato l’efficacia della musica, in particolare il rap, come canale di libera espressione e rielaborazione per i ragazzi reclusi.

Roberto Dichiera, cappellano dell’IP di Frosinone e membro di “Nuovi Orizzonti”, ha raccontato la propria conversione, dall’uso di sostanze al supporto delle persone recluse.

Adolfo Adamo, autore e regista teatrale, utilizza il teatro come spazio di introspezione ed espressione, con “Amore sbarrato”.

Marcella Reni, Presidente di Prison Fellowship Italia, ha raccontato commoventi episodi di giustizia riparativa resi possibili dal progetto “Sicomoro”.

Significativa la partecipazione anche di numerosi rappresentanti delle istituzioni.

Tra essi Samuele Ciambriello, portavoce della Conferenza dei Garanti Territoriali e Garante della Regione Campania, Bruno Mellano, Garante del Piemonte. Felice Maurizio D’Ettore, Garante Nazionale. Roberto Occhiuto, Presidente Regione Calabria, Filippo Mancuso, Presidente Consiglio Regionale, Liberato Guerriero, Provveditore Regionale. La Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro, Laura Antonini, e rappresentanti dell’Ordine degli Avvocati.

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