Secondo appuntamento con i quaderni da dentro: l’importanza dell’accusa.

Ecco una nuova condivisione dal progetto Liberi Dentro presso il carcere di Oristano.

“La temperatura sul cruscotto dell’auto segna 35° gradi. Il viaggio per arrivare è di due ore, una bella botta con questo caldo, ma c’è anche tanta voglia di esserci e portare la nostra esperienza qui, in carcere.

Passiamo i soliti controlli, ormai ci conoscono, siamo “quelli di Liberi Dentro“.

Ci aspetta una bella notizia. Sono state portate delle sedie sul palco del teatro dove si svolgono i nostri incontri. Da oggi saremo in cerchio. Finalmente l’energia potrà fluire meglio tra noi senza barriere e blocchi. Scopriremo presto che ce ne sarà davvero bisogno…

Come da rituale, le persone arrivano scaglionate. Manca Fabio (nome fittizio), ci dicono che ha avuto un problema e ha sentito l’esigenza di andare in palestra. Io penso a quanta compressione hanno queste persone a dover stare in questo luogo, in questo modo.

«Ma non siete andate al mare?» chiede uno. Serena gli risponde che purtroppo non ne ha avuto il tempo. «Io di tempo qui ne ho tantissimo, ma non ci posso andare. E sai perché non ci vai tu? Perché sai che ci puoi andare quando vuoi». Con questa frase mi ha rappresentato tutto il significato della detenzione.

Chiediamo come sono andati “gli esercizi di respirazione” e qualcuno scherza, ma non troppo: «Ci vuole la bombola d’ossigeno a noi per respirare, siamo mine vaganti».

Poi Valeria e Serena introducono il tema del Per – Dono, inteso come abilità di saper donare. Silenzio tra i presenti…

Si parla di cosa NON sia il perdono, del processo interiore che comporta, del fatto che non comporti né debolezza, né superiorità. E che perdonare non vuol dire dimenticare. L’unico che interagisce è Fabrizio, dicendo che nel perdono lui trova un rimedio per andare avanti. Il resto del gruppo ascolta, imperscrutabile.

Viene condiviso come la scienza abbia dimostrato che con il perdono si possa cambiare prospettiva, entrare in empatia matura; come un problema possa divenire un’opportunità, oltre il giudizio, l’attaccamento e l’identificazione che ognuno di noi mette in campo. E vengono spiegate le 4 fasi del perdono: Dichiarazione. Responsabilità. Gratitudine. Unione. Ma il silenzio continua a rimbombare.

Guardiamo alcuni filmati a tema, sondando come il perdono possa liberare dalla sofferenza, portare ad una sorta di “guarigione”. A me viene in mente la frase della canzone di De Andrè, “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori“. Ma non dico nulla, sono come bloccato da quel mutismo.

Poi, finalmente, qualcuno inizia a manifestare apertamente il proprio disagio. «Guardate io vi ringrazio, ma sento tutto troppo forte. Io potrei anche perdonare, ma poi se uno continua e se ne approfitta, alla fine arriva l’odio». Mimmo rincara la dose: «Io non parlo di perdono, a me questa cosa del perdono non piace, troppo religiosa, io decido di non punire».

Interviene anche Fabrizio. «Tutto questo l’ho già fatto nella giustizia riparativa, e non ho ancora finito. Lasciamo stare. Io ho talmente tante cose da perdonare che non mi basterebbero tre vite».

Quello che prima era silenzio, ora diviene uno sfogo. Tutti prendono parola adesso, buttando fuori con impeto quello che sentono. Scorre tanta energia, piena di passato che torna, di accuse, di rancori soppressi.

Ci siamo. Gli diciamo che quello che stanno facendo è esattamente la prima fase del perdono. L’accusa, la dichiarazione. Necessaria, per poi elaborare, integrare e andare oltre. Stanno tirando fuori resistenze, sospesi, irrisolti. Qualcuno si commuove. Le lacrime sono benefiche per il gruppo e portano un pò di serenità.

Rimaniamo nella sospensione e nell’ascolto, a cui poi diamo spazio nella pratica di meditazione.

Usciamo dal teatro con mezz’ora di ritardo. Il perdono richiede i suoi tempi…

Mi sento un po’ frastornato, ma non vedo l’ora di tornare lì per respirare con loro, per darci una possibilità, insieme.”

Grazie ad Ary, Giulio, Serena e Valeria, il team di questo progetto!

E grazie alla Fondazione di Sardegna per il sostegno a questo percorso di educazione alla consapevolezza, responsabilità e libertà.

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