Una nuova lettera dai Liberi Scambi che ci connettono con Claudio, nell’alta sicurezza del carcere di Opera.

Oggi risponde alla domanda di Michela.

“Carissima Michela, ciao,

mi chiedi, ‘La mia domanda riguarda il perdono di se stessi. Quale significato dai al perdono? Cosa è per te? Senti che il perdono è in evoluzione in te?’

La storia antica ci racconta che Caino, Romolo, Mosè e Paolo di Tarso sono stati uccisori e, grazie al perdono, si sono trasformati in costruttori di città e d’imperi per il forte senso di colpa e desiderio di espíazione che iniziò ad albergare nei loro cuori dopo una sincera presa di coscienza.

Ritengo che riuscire a perdonare sinceramente qualcuno sia espressione di una moralità superiore che solo un’Entità forte, una persona forte si può permettere di donare a chi si macchia di gravi colpe, come Dio ha generosamente fatto con Mosé, Romolo, Caino, San Paolo e il re Davide per avere fatto uccidere il suo soldato Uria, allo scopo d’impossessarsi della sua sposa. Dio, in questo caso, asciugó le loro lacrime dopo avere letto nei loro cuori il pentimento per il male fatto agli altri: non ha risposto al male con altro male.

[…] Il perdono di se stessi.

Rimango convinto che il perdono bisogna sempre chiederlo. Però, chiederlo a se stessi, per quanto mi riguarda, rappresenta ancora oggi un qualcosa d’improponibile. In questi posti s’inizia a vivere meglio solamente se a fare compagnia c’è un rispettoso senso dell’espiazione. In questi casi, il senso della penitenza, e il non volersi perdonare, si trasformano in formidabili alleati e possiedono anche la capacità di spazzare via le classiche barriere del carcere che, in questi casi, si arrendono di fronte alla consapevolezza che questa condizione stia facendo bene a chi la subisce, e anche a chi non c’è più.

Ciao, cara Michela, ti ringrazio per le domande.

Ti abbraccio con affetto.

Claudio”

Se vuoi partecipare attivamente a Liberi Scambi puoi scrivere una domanda per Claudio nei commenti. Riceverai risposta.

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