I Liberi Scambi proseguono con la risposta da parte di Claudio, dal carcere di Opera, alle domande di Manuela.
“Carissima Manuela,
mi chiedi: “[…] Qual è la tua relazione col tempo. Qual è la tua percezione del presente, del passato, del futuro? […].
Intanto grazie per le domande che mi rivolgi perché, in questo caso, mi permettono di continuare a riflettere su argomenti che mi pongo spesso.
Proverò a rispondere alla prima: … “Qual è la tua relazione col tempo?“.
Come Umberto Eco nel suo L’isola del giorno prima, mi ispirerò alla Daphne, una nave che lui trasforma in un Luogo del Ricordo, una cessazione del tempo dove si alternano i ricordi. Scrive Eco, che l’imprigionato “L’unico modo di uscire dalla sua reclusione, deve cercarlo non nello Spazio invalicabile, ma nel Tempo”.
E’ quello che cercherò di spiegare qui, seduto a scriverti mentre la schiva luce mattutina inizia a spazzare via il buio della notte. Il tempo usuale, lineare, rimane lontano da questi posti. In carcere, il tempo non distribuisce secondi, minuti, ore, ma impone un solo tempo. Qui, solamente i rumori scandiscono questo nostro tempo: la battitura delle sbarre, il rumore delle chiavi, dei cancelli e delle rotelle del carrello ‘porta vitto’, che rappresenta per noi una sorta di ‘campanellino’, uno stimolo incondizionato, come lo definirebbe l’etologo russo Pavlov, richiamandosi al suo ‘Cane’.
Poi mi chiedi: “Qual è la tua percezione del presente, del passato, del futuro?”.
Il Presente mi ripete continuamente: “Se vuoi fare parte della Comunità Civile devi dimostrare di esserne meritevole. Questo dipenderà dalla tua umiltà di dichiarare i dolori prodotti, e se la sofferenza prodotta e subita ti ha portato a capire di essere cambiato in meglio”. Pormi queste domande, mi assicura di avere compreso il vero senso dell’Esistenza umana e del senso civico.
Ho anche capito che per riavviare una nuova vita, per riedificarne una, nel mio caso, si ha l’obbligo di eseguire un percorso di rinascita concreto e senza indecisioni. Questo nuovo progetto di vita, è meglio precisarlo, non è finalizzato ad annullare il doloroso trascorso sociale che mi ha visto coinvolto e che ha prodotto tanti lutti, anzi, ha l’intenzione di mantenerlo esistente e marcato a fuoco sulla mia pelle, come una sorta di Lettera Scarlatta.
Vorrei tanto che la mia storia negativa servisse come esempio agli altri a non commettere gli errori che ho fatto io, cedendo alle ingannevoli melodie di Sirene incantatrici che poi si sono rivelate divoratrici di vite umane.
Riguardo il Passato mi sarebbe piaciuto scriverti che ‘il passato non è più un luogo dove ritornare’. Invece, il passato, tutti i giorni, mi urla talmente forte da stordirmi. In tutti questi anni, ho lottato contro l'”ego” negativo di un tempo. La carcerazione annienta la persona, ma permette anche di riflettere e, tante volte, ha il potere di fare emergere la vera essenza umana. Quando avviene questo, si sente la forte necessità di riemergere dai profondi abissi fangosi. Ma le azioni del passato vanno ricordate.
II Futuro. Riguardo la pena di morte Victor Hugo scrive: “[…] Se voi odiate i criminali fino a ucciderli, io odio l’omicidio”. Vorrei dedicare, come una sorta di contrappasso, gli ultimi anni che mi rimangono da vivere, agli altri, agli Ultimi, e gridare con la mia debole voce che l’assassinio è ribrezzo e, come scrive Hugo nel suo L’ultimo giorno di un condannato a morte: “La pena di morte è il segno caratteristico ed eterno della barbarie”.
Inoltre, spiegherei che Vivere ed Esistere non sono la stessa cosa. All’ergastolano in carcere viene impedito di Vivere ma non di Esistere e farei mie le parole di Aldo Moro dette in una intervista del 1976, “[…] la pena dell’ergastolo, che priva com’è di qualsiasi speranza, di qualsiasi prospettiva, di qualsiasi sollecitazione al pentimento e al ritrovamento del soggetto, appare crudele e disumana non meno di quanto sia la pena di morte”.
Carissima Manuela, ti ringrazio tantissimo. Ti abbraccio.
Claudio.”
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