Anche incontrarsi tra le mura di un carcere può far sentire a casa.

In occasione dell’ultimo laboratorio Spes contra Spem presso la Casa di reclusione di Milano Opera, abbiamo reincontrato i nostri amici speciali della Giornata Internazionale del Perdono 2024.

Per il nostro Presidente, Nico Caiazza, è stata la prima esperienza in carcere, così come per Candida di Bonaventura, tra le volontarie più attive.

Un estratto del suo intervento:

“Esattamente 40 anni fa ho iniziato, con grande emozione, la mia carriera militare. Oggi, con altrettanta emozione e la stessa umiltà, entro per la prima volta in un carcere. Sono qui per incontrare gli amici che hanno portato la propria testimonianza alla Giornata del Perdono e tutti voi.

Diventare un militare non fu una libera scelta, ma ora ringrazio quell’esperienza perchè mi ha insegnato tanto. L’amore verso di me e il prossimo, in primis. Questo è il Per-dono, scoprire il dono di ogni cosa.

Come persone, associazioni, istituzioni, dobbiamo aprile le braccia gli uni verso gli altri, per portare trasformazione e benessere. Quando incontro Giuseppe Lucchese (persona reclusa presso Opera, co-autore del libro Opera – San Magno Solo ritorno n.d.r.) in realtà incontro me stesso. Al di fuori del giudizio, senza maschere. Davvero dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo.”

Proprio Giuseppe Lucchese, che sta scontando una pena all’ergastolo, è salito sul palco dopo di lui. Queste le sue parole più incisive:

Se avessi conosciuto persone come voi da giovane, non starei scontando un ergastolo. In questi decenni di carcere ho studiato tanto, la storia, il diritto, l’arte. Ma posso dire che nessun capolavoro artistico, per quanto meraviglioso, ha mai salvato una vita. Ci sono persone, invece, che lo hanno fatto, portando una cultura della vita. Come Cesare Beccaria, che ha scritto di come la pena di morte non sia un deterrente per chi commette reati. E Mariateresa Di Lascia, che con intelligenza ancora più sottile ha avviato la moratoria universale della pena di morte. Questi, sono capolavori.”

Un altro intervento toccante è quello di Antonio Aparo che in carcere, dopo oltre 25 anni di detenzione, ha incontrato l’assassino del fratello. E dopo vent’anni di odio e sete di vendetta, trovandosi di fronte una persona reclusa come lui e malata, in un istante ha sentito svanire tutto quel peso, quella rabbia, che si sono dissolti in un abbraccio, senza parole. Cercare i perchè, ha detto, non riporta nè la via nè la pace.

Antonio ci ha poi regalato un ricamo fatto con le sue mani. Da anni usa ago e filo per ricucire, riparare, dare senso ad ogni istante.

Per ascoltare tutti gli interventi del laboratorio clicca QUI.

Un ringraziamento speciale agli amici di Nessuno Tocchi Caino e a Mariateresa Di Lascia, la cui presenza è più viva che mai nel suo trentennale.

Un vuoto dove passa ogni cosa” (Mariateresa Di Lascia – Passaggio in ombra)

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