Nella lettera di Liberi Scambi di oggi, la rubrica che connette chiunque lo desideri con Claudio, recluso nel carcere di Opera, diventato a tutti gli effetti volontario attivo, Claudio, risponde alla lettera di Alessandra Caterina che gli chiede
“[…] perdono per non avere saputo fare di meglio nei confronti di noi detenuti [..].”
Carissima Alessandra Caterina,
con sorpresa leggo che non mi fai nessuna domanda ma, per ben tre volte, mi chiedi: “[…] perdono per non avere saputo fare di meglio nei confronti di noi detenuti [..].”
La mia riflessione in queste righe riguarda, essenzialmente la mia sorpresa nel sapere che esistono persone come te che non solo chiedono perdono agli altri per colpe che non hanno, ma, addirittura, lo chiedono ai detenuti, a quella categoria di persone che scontano una pena giuridica per avere fatto del male agli altri e alla società civile. Addirittura lo chiedi a me che non sono stato capace di rispettare il ‘patto sociale’; uno che non ha saputo amare l’umanità; uno sempre disponibile quando c’era da fare del male al prossimo; uno che si era sempre voltato con indifferenza dall’altra parte di fronte alle prepotenze del più forte contro il più debole.
Mentre leggo di te, del tuo esempio, della tua generosità, faccio il confronto con tutto quello che ci trasmette la vita quotidiana e quanta insensibilità, c’è nel mondo: guerre, ingiustizie e fame nel mondo. Guardare la propria coscienza, come fai tu, attraverso un profondo sguardo intimo, può diventare un modo importante per edificare l’unicità di se stessi e degli altri in questo momento così incerto e doloroso.
Noto con dispiacere che il senso del perdono nell’ambiente civile, fuori dal contesto religioso, è diventato merce rara e concepito come qualcosa che appartiene solamente ai buonisti e non è messo in relazione al bisogno intimamente umano. Come sai bene, sapere perdonare è un sentimento che rinfranca l’animo, è una sorta di medicina universale che riesce a fare superare il rancore, anche il più feroce, ed è anche un’opposizione al dilagare del male.
Mi rendo conto che arriva per ognuno di noi un momento, in cui bisogna prendere atto e fare i conti con il passato e con gli errori fatti che, rispetto a quanto si possa immaginare, rimangono sempre vivi, presenti e brucianti e in attesa che qualcuno li assolva. La necessità di essere perdonati fa parte della sfera più intima dell’essere umano, pur rimanendo convinto che perdonare non è cosa semplice, e che quando si chiede il perdono, chi lo chiede, deve dimostrare il concreto pentimento del male fatto.
Oggi chiedo a te, cristianamente e umanamente, di perdonarmi, come gesto compassionevole, per il male fatto e mostrarmi a te, imperfetto, pieno di colpe e pentito.
Ciao, carissima Alessandra Caterina.
Ti ringrazio molto per quello che mi hai scritto.
Ti abbraccio con affetto.
