Nella lettera di Liberi Scambi di oggi, la rubrica che connette chiunque lo desideri con Claudio, recluso nel carcere di Opera, diventato a tutti gli effetti volontario attivo, Claudio, risponde a Laura che gli chiede:

Qual è secondo te la radice del “male” che gli umani hanno verso gli altri esseri viventi e animali?”

Carissima Laura,
prima di tutto, grazie per la tua domanda.


Nel Libro dei Vigilanti del Profeta Enoc, si fissa l’origine del male nella scelta di alcuni Angeli di abbandonare il cielo per scendere a sposare le donne, figlie degli uomini. Tutto questo è scritto anche nella Genesi. Da qui per la teologia discenderebbe l’immagine del male incarnato dal demonio.
Immagine che caratterizzerà la cultura occidentale, degli Esseni e poi del Cristianesimo.

Invece, per l’Ermetismo il male è solo il frutto di un’illusione, dell’ignoranza, cioè dell’assenza di conoscenza, cui Dio ha posto rimedio facendo “Dono alle anime umane dell’intelletto, della scienza e della capacità di comprensione.”

Il male, dunque, non ha consistenza ontologica né metafisica, ma, tutt’al più, trae origine dalla ‘materia malvagia’; si configura come una limitazione o come assenza o mancanza o difetto di bene. Una sorta di spazio lasciato vuoto, che può anche coincidere con l’assenza della ragione.

Invece, [..] “la radice del male”[…], Esiodo, Nel mito delle razze, la fa risalire al periodo
mitologico:


Nell’età dell’oro si mangiavano solo legumi e frutta perché nessuno pensava a uccidere.


Forse nasce tutto con la mitologia greca, dove venivano mescolati efferatezza e finzione, orrore e mitologia per mostrare alla collettività il suo lato oscuro. La mitologia è un catalogo di archetipi dell’orrore: cannibalismo, matricidio, parricidio, infanticidio. Il cittadino si liberava di quella quota del male proiettandola sui protagonisti di quella
terribile storia.


Per Aristotele, questa rappresentazione si chiama catarsi, espiazione. I mostri ci dicono qualcosa di noi, di rassicurante, che ci faccia ricordare la presenza del male e definiva l’uomo, “L’essere fra tutti gli animali, più dotato della capacità mimetica e della capacità di imitare”.

Mentre Platone scrive nella sua opera, La Repubblica: “Ciò che viene visto a teatro, nell’ambiente domestico, o nelle proprie fantasie è del tutto collegato a ciò che di fatto viene poi compiuto nella vita reale”.


In pratica, per Esiodo, Aristotele e Platone, il male (meglio dire la violenza), sono la conseguenza della falsa rappresentazione teatrale greca che, inconsapevolmente, creò un ginepraio di orrori che non accaddero mai, ma che poi tragicamente furono, e sono.

Recenti studi, riguardo […] “la radice del male”[…], spiegano, come fa lo zoologo Konrad Loren, che nell’uomo esiste un’aggressività innata. L’uomo è ritenuto il più assassino di tutti, in grado di uccidere un membro della stessa specie: “L’essere umano è l’unica specie che ha prodotto delle armi che ne mettono a rischio l’esistenza”. L’origine di questo comportamento può essere trovata nel momento in cui l’uomo divenne cacciatore e si rese conto delle proprie capacità.


Mi chiedi ancora: “La radice del male che gli umani hanno verso gli altri esseri viventi e animali?”


Per Walter Burkert, storico delle religioni, fu come un “corto circuito” dell’intelletto umano e la caccia avrebbe inibito l’aggressività negli esseri umani: l’umano doveva uccidere per sopravvivere.


Invece, per la biologa Barbara Ehrenreich, l’aggressività nell’uomo è nata per la paura di essere cacciato e divorato; cioè la consapevolezza che potrebbe essere cacciato da qualcuno ha fatto nascere in lui l’istinto di uccidere.


Invece, per Natalie Zemon Davis, storica americana, all’interno della religione c’era la voglia di uccidere. Già nel vecchio testamento si legge di scontri mortali tra ebrei e cristiani per volere del Dio della guerra e questo, per lei, “legalizzò’ la violenza e l’omicidio.

Cara Laura, come vedi, non c’è un’unica risposta alle tue domande, ma diverse. Scegli tu quale ti sembra la più credibile.

Ti consiglierei di soffermarti in quello che spiega Platone.

Ti ringrazio tanto.

Ti abbraccio con affetto.

Claudio.

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